SkiAlpXperience, l'evento non evento
Gite tra Valle d'Aosta e Valle Maira, una targhetta in vetta, un selfie, un hashtag e un contest in app.
La nuova moda con sci e pelli ai piedi che è stata premiata anche da Legambiente
La montagna non ha bisogno di un altro evento con l’arco gonfiabile alla partenza. SkiAlpXperience l’ha capito e ha fatto il contrario: una targhetta in vetta, un selfie, un hashtag. Fine. Tutto il resto è neve, fiato e linee da scegliere senza nessuno che ti dica quando partire o come arrivare.
Nato nel 2021 in Valgrisenche, in pochi anni è diventato un format che funziona proprio perché non pretende niente. Sali quando vuoi, con quello che vuoi, (sci, split, ciaspole o piedi) scatti la foto e la pubblichi con #skialpxperience. Nessuna gara, nessuna classifica, nessuna ansia da prestazione. Solo il piacere di muoversi. Ed è bastato questo per trasformare una semplice idea in un linguaggio comune per migliaia di skialper.
Oggi l’evento coinvolge nove località valdostane, da Rhêmes a Bionaz, da La Thuile a Valsavarenche, passando per La Salle, Ollomont, Saint-Pierre e Aymavilles. E nel 2026 fa un salto oltre confine, conquistando la Valle Maira. Una delle culle più selvagge dello scialpinismo piemontese, perfetta per un progetto che vive di silenzi, spazi e tracce pulite. Gli itinerari occitani si aggiungono a quelli valdostani dando al format un sapore ancora più crudo e autentico.

Per l’edizione 2026 entra in gioco anche Niva, scelta come piattaforma ufficiale del progetto: uno strumento leggero che permette di consultare gli itinerari, incrociare altri partecipanti, condividere informazioni sulle condizioni e tenere traccia delle salite fatte durante la stagione, senza snaturare lo spirito libero dell’iniziativa. L’app è gratuita e al suo interno sono già caricate le tracce di tutti gli itinerari di Skialp Xperience. Insieme alla traccia gpx scaricabile si trova anche una descrizione dell’itinerario e una legenda con difficoltà, dislivello e altri dati tecnici. L’app serve anche per iscriversi al contest e segnalare tutti gli itinerari che si sono percorsi durante l’inverno. In più offre una chat della community di Skialp Xperience nella quale si possono trovare info su condizioni, meteo e neve.
I numeri spiegano meglio di qualsiasi slogan perché SkiAlp Xperience
SkiAlp Xperience resta così. Un pretesto intelligente per uscire di casa e salire una montagna. Una targhetta alla volta. E un promemoria semplice. La bellezza della neve non ha bisogno di un podio. Solo di qualcuno che abbia voglia di andarci.
A tu per tu con Marc Ràdua
Per essere la sua prima volta sulle nevi valdostane, non se l’è cavata affatto male lo spagnolo Marc Ràdua Ivern, atleta esordiente del team Millet. In coppia con il francese Noé Rogier, hanno concluso un ottimo Millet Tour du Rutor Extrême, con un dodicesimo posto nella classifica generale. Marc si è anche aggiudicato il primo posto nella nuova categoria Under 23. «Non avevo mai visto queste montagne, ed è stato davvero emozionante» ha commentato il catalano, subito dopo il tappone di La Thuile. Marc Ràdua Ivern, classe 2002, ha già in curriculum una vittoria nel Spanish National Championship 2024 e dei risultati promettenti nelle sprint di Coppa del Mondo. Lo abbiamo incontrato a Valgrisenche, dopo una tre giorni di gare intensa.
Il primo Tour du Rutor non si scorda mai…
«Per me è stata una prima volta in tutti i sensi: prima volta su queste montagne, prima volta in questa gara ma anche prima volta che faccio una salita così lunga. Normalmente mi dedico alle sprint e non ero abituato a uno sforzo prolungato di questo tipo. È stata dura ma ne è valsa davvero la pena. Penso che almeno una volta all’anno bisognerebbe fare una gara lunga».
È un modo diverso di vivere lo scialpinismo.
«Sì, le sprint sono veloci, nervose. Sei su una pista e devi solo andare forte. La montagna aperta è un’altra cosa. È più tecnica, hai tante inversioni non sempre facili, la qualità della neve può variare molto lungo il percorso. E poi c’è l’incognita meteo. Il primo giorno del TDR mi sono davvero divertito, mentre salivamo mi guardavo intorno estasiato dalla bellezza di queste cime. Le altre due tappe, invece, sono state più toste a livello metereologico. Devo dire, però, che normalmente mi alleno sui Pirenei, dove spesso fa bello e caldo. Un po’ di brutto tempo non mi ha fatto male, anzi».
La settimana prima del Rutor eri alla Pierra Menta.
«Sì, anche lì è stata una prima per me. La sognavo da tempo. Nel mio paese d’origine, in Catalogna, c’è un foltissimo gruppo di appassionati che ogni anno gareggia alla Pierra Menta. Sono cresciuto con le loro storie e con i souvenir che ogni anno mi portavano da quei monti. Per me era una gara mitica. Certo, ero preoccupato di riuscire a riprendermi in fretta per affrontare anche il TDR ma per fortuna ho recuperato bene. Ho fatto due/tre giorni di riposo ed è bastato».
Quando hai iniziato?
«A sciare a quattro anni. Facevo sci alpino. Da adolescente mi sono avvicinato allo scialpinismo: facevo una o due gite all’anno con sci pesantissimi. Poi a sedici ho iniziato con le gare».
Intanto studi anche all’università.
«Sì, studio comunicazione e mi piace. Studio a distanza e questo mi permette di allenarmi e organizzarmi come voglio. Approfitto delle lunghe trasferte sulle Alpi per ripassare o ascoltare le lezioni. Ho dei bei voti, magari la comunicazione potrebbe essere il mio futuro dovessi mai terminare la carriera agonistica».
Obiettivi?
«Sfruttare bene l’estate. Voglio allenarmi al massimo per fare un bel salto di qualità nella prossima stagione, il mio target sono le sprint. Ma sicuramente ci sarà spazio anche per qualche gara lunga».
I capi Millet che preferisci?
«Il piumino Trilogy Edge Aircore. Leggero, traspirante ma isola bene dal freddo. E anche il Rutor Alpha Hoodie, perfetto per le giornate di cattivo tempo».



