Per essere la sua prima volta sulle nevi valdostane, non se l’è cavata affatto male lo spagnolo Marc Ràdua Ivern, atleta esordiente del team Millet. In coppia con il francese Noé Rogier, hanno concluso un ottimo Millet Tour du Rutor Extrême, con un dodicesimo posto nella classifica generale. Marc si è anche aggiudicato il primo posto nella nuova categoria Under 23.  «Non avevo mai visto queste montagne, ed è stato davvero emozionante» ha commentato il catalano, subito dopo il tappone di La Thuile. Marc Ràdua Ivern, classe 2002, ha già in curriculum una vittoria nel Spanish National Championship 2024 e dei risultati promettenti nelle sprint di Coppa del Mondo. Lo abbiamo incontrato a Valgrisenche, dopo una tre giorni di gare intensa. 

Il primo Tour du Rutor non si scorda mai… 

«Per me è stata una prima volta in tutti i sensi: prima volta su queste montagne, prima volta in questa gara ma anche prima volta che faccio una salita così lunga. Normalmente mi dedico alle sprint e non ero abituato a uno sforzo prolungato di questo tipo. È stata dura ma ne è valsa davvero la pena. Penso che almeno una volta all’anno bisognerebbe fare una gara lunga». 

È un modo diverso di vivere lo scialpinismo.

«Sì, le sprint sono veloci, nervose. Sei su una pista e devi solo andare forte. La montagna aperta è un’altra cosa. È più tecnica, hai tante inversioni non sempre facili, la qualità della neve può variare molto lungo il percorso. E poi c’è l’incognita meteo. Il primo giorno del TDR mi sono davvero divertito, mentre salivamo mi guardavo intorno estasiato dalla bellezza di queste cime. Le altre due tappe, invece, sono state più toste a livello metereologico. Devo dire, però, che normalmente mi alleno sui Pirenei, dove spesso fa bello e caldo. Un po’ di brutto tempo non mi ha fatto male, anzi». 

La settimana prima del Rutor eri alla Pierra Menta.

«Sì, anche lì è stata una prima per me. La sognavo da tempo. Nel mio paese d’origine, in Catalogna, c’è un foltissimo gruppo di appassionati che ogni anno gareggia alla Pierra Menta. Sono cresciuto con le loro storie e con i souvenir che ogni anno mi portavano da quei monti. Per me era una gara mitica. Certo, ero preoccupato di riuscire a riprendermi in fretta per affrontare anche il TDR ma per fortuna ho recuperato bene. Ho fatto due/tre giorni di riposo ed è bastato».

Quando hai iniziato? 

«A sciare a quattro anni. Facevo sci alpino. Da adolescente mi sono avvicinato allo scialpinismo: facevo una o due gite all’anno con sci pesantissimi. Poi a sedici ho iniziato con le gare». 

Intanto studi anche all’università. 

«Sì, studio comunicazione e mi piace. Studio a distanza e questo mi permette di allenarmi e organizzarmi come voglio. Approfitto delle lunghe trasferte sulle Alpi per ripassare o ascoltare le lezioni. Ho dei bei voti, magari la comunicazione potrebbe essere il mio futuro dovessi mai terminare la carriera agonistica».  

Obiettivi?

«Sfruttare bene l’estate. Voglio allenarmi al massimo per fare un bel salto di qualità nella prossima stagione, il mio target sono le sprint. Ma sicuramente ci sarà spazio anche per qualche gara lunga». 

I capi Millet che preferisci?

«Il piumino Trilogy Edge Aircore. Leggero, traspirante ma isola bene dal freddo. E anche il Rutor Alpha Hoodie, perfetto per le giornate di cattivo tempo». 

© Francesco Bergamaschi