Località sciistiche con offerte ‘estive’ anche in inverno, comprensori più in quota con giro d’affari in crescita: quello che potremmo vedere fra qualche anno. Se ne è parlato allo Ski Industry Global Summit
Il problema non è se le prospettive di innevamento peggioreranno, perché la situazione peggiorerà di sicuro, però possiamo decidere se farla andare peggio o molto peggio. Questo in sintesi il pensiero di Oliver Fritz del WIFO, l’Istituto Austriaco per la Ricerca Economica. E la differenza tra ‘peggio’ e ‘molto peggio’ sta in 2 gradi in più o in meno di aumento delle temperature medie. Se saliranno di 2 gradi, il 53% delle località sciistiche avrà seri problemi di innevamento senza utilizzare quello programmato; se saliranno di 4 gradi la percentuale salirà al 98%. Lo Ski Industry Global Summit, organizzato lo scorso 14 e 15 gennaio a Bolzano, nell’ambito di Prowinter, da Atomic in collaborazione con Protect Our Winters Europe e The Winter Sports Sustainability Network ha permesso di fare il punto sulle prospettive dello sci in un futuro che si preannuncia caldo.
Tra le previsioni di Fritz anche la ’sostituzione temporale’ (vado a sciare quando c’è la neve) e la ‘sostituzione temporale’ (concentrazione dell’offerta in meno comprensori e più in quota). Un fenomeno, quello della ‘sostituzione temporale’, che può essere visto sotto diversi aspetti e potrebbe diventare, più di una vera ’sostituzione’, un adattamento darwiniano. Come nel caso del comprensorio sciistico francese del Grand Massif che ha presentato un business plan per i prossimi 10 anni, con uno sguardo che arriva fino al 2050. L’obiettivo è quello di utilizzare in modo pià consapevole terreni, acque ed energia, ma anche e soprattutto della sopravvivenza e di salvare i posti di lavoro. Il comprensorio prevede lo smantellamento graduale degli impianti sotto i 1.600 metri di quota, con riutilizzo delle strutture (impianti di innevamento compresi) in altre parti del comprensorio, ma anche una migliore gestione dei flussi di persone, per garantire un’offerta che privilegi la qualità e preservi le risorse. Si pensa, per esempio, a un sistema di prenotazione degli skipass e al numero chiuso. C’è anche un lato ‘non siistico’ dell’offerta che prevede non solo periodi di apertura estivi e autunnali ampliati, ma la possibilità di offerte ‘verdi’ anche in pieno inverno, in caso di mancanza di innevamento.
Intanto però lo sci e gli altri sport invernali sono ancora la fetta più importante del turismo alpino e lo confermano i numeri raccolti dalla Federation of European Sporting Goods Industry (FESI) sulla vendita di sci, scarponi e attacchi. Nel 2024/25 (periodo marzo-marzo) sono stati venduti 3.221.827 sci (1.913.468 in Europa), 3.136.048 attacchi (1.830.697 in Europa) e 3.536.883 scarponi (2.146.973 in Europa). I dati comprensono i 26 principali marchi, ma sono esclusi quasi tutti gli specialisti dello scialpinismo. La Francia è il mercato europeo più grande, seguito da Austria, Germania e Italia.
Qualche dato sullo scialpinismo arriva invece dal Nord America. Secondo la SIA (Snowsports Industries America), i pre-ordini all’ingrosso di sci per lo skialp, fatto 100 il valore della stagione 2019/20, nel 2025/26 sono stati pari a 51,7, contro 56,9 del 24/25. Il picco nel 2021/22 (217,8) e nel 22/23 /163). Tra i segmenti considerati (sci alpini flat, sci + attacco, scialpinismo, snowboard, sci di fondo flat, sci fondo + attacco) l’unico in crescita è quello di sci + scarpone alpini, a quota 107,9.
