Ski-alp: intervista a Lorenzo Conci

Ecco la posizione della Fisi

Lorenzo Conci è stato riconfermato a livello federale nel suo ruolo di referente per quanto riguarda lo scialpinismo, lo era già la scorsa stagione e proprio per questo abbiamo voluto intervistarlo telefonicamente per sentire il suo parere su alcuni punti fondamentali relativi a questa nascente disciplina.
Fabio, qual è il tuo ruolo esattamente?
«Sono ancora referente per lo scialpinismo, devo coordinare la commissione tecnica e tenere i contatti fra consiglio federale e allenatori. Da questa stagione lo ski-alp ha ottenuto la direzione agonistica al pari delle altre discipline degli sport della neve.»
Chi saranno i tecnici della squadra?
«Per ora non possiamo dirlo ma possiamo sostenere di essere molto soddisfatti del lavoro svolto dallo staff tecnico.»
Cos’è successo a Fabio Meraldi?
«Non so proprio, credo abbia avuto problemi fisici o di carattere familiare: ora che sono stato riconfermato mi metterò in contatto con lui.»
Quale sarà il tuo atteggiamento all’interno dell’Ismf?
«Faccio parte del Management Commitee fino all’anno prossimo e in quella sede esprimerò le mie perplessità sulla proposta The Big Race: secondo me il fatto di far ruotare lo scialpinismo attorno a tre o quatte grandi avvenimenti di per sé già molto affermati rischia di allontanare i piccoli dallo scialpinismo e dalla partecipazione. Le federazioni più piccole rischiano di disaffezionarsi alla disciplina anche per motivi economici.»
Credi che sia la strada giusta per arrivare alla partecipazione olimpica?
«Secondo il mio punto di vista The Big Race potrebbe diventare una grande vetrina per gli atleti di un numero ristretto di nazioni di cui fanno parte Francia, Spagna, Italia e Svizzera. Non è certo questa la via per arrivare alle Olimpiadi dove devono essere coinvolti i 5 continenti.»
E per coinvolgerli cosa bisognerebbe fare?
«Innanzitutto il programma The Big Race dovrebbe essere limitato a due anni, poi si dovrebbero abbattere i costi – per certe nazioni questa organizzazione è un incubo, un costo tremendo – e anche la classifica dovrebbe essere unica per la Coppa del Mondo, senza divisioni fra The Big Race e le gare invernali.»
Allora la grande gara non è un tramite per aprire la porta olimpica.
«Per diventare disciplina olimpica è indispensabile che le gare di ski-alp si effettuino in un’area ben circoscritta come un comprensorio sciistico, con un dislivello contenuto da ripetere più volte: solo in questo modo si può dare modo alle nazioni ancora lontane dalla disciplina di iniziarne la pratica. Anche tutti i sistemi di sicurezza di un’Olimpiade sconsiglierebbero uno sport che si svolga su un territorio troppo ampio e incontrollabile. Teniamo in considerazione che con piste da sci e 300/400 metri di dislivello lo scialpinismo può essere praticato ovunque.»
E le grandi manifestazioni?
«Non avranno certamente problemi: il loro richiamo internazionale è talmente forte che non hanno nemmeno bisogno della partecipazione delle nazionali: i forti atleti si possono iscrivere anche individualmente muovendosi per conto proprio.»
Sostanzialmente Fabio Conci, pur ritenendo fondamentali le grandi classiche per la promozione dello ski-alp, vuole tutelare soprattutto le federazioni più piccole e quelle nascenti proprio in vista di un traguardo olimpico.
Proprio in questi giorni si discuterà di questi argomenti a Salisburgo e presto ne conosceremo i risultati.

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