Monte Bianco, oltre la provocazione di Kilian

I materiali obbligatori voluti dal sindaco di S. Gervais sono la soluzione?

La notizia è di dominio pubblico dallo scorso 17 agosto, per la verità – inizialmente – oscurata dalla terribili news giunte da Barcellona. Però la viralità della foto postata da Kilian Jornet sul suo account Twitter ha portato all’attenzione dei mass media, quasi nessuno escluso, il nuovo regolamento voluto dal sindaco di Saint Gervais che prevede una lista di materiale obbligatorio per la salita sul Monte Bianco. Elenco voluto da Jean-Marc Pelliex dopo uno studio del team giuridico del comune e inserito in una ordinanza municipale dello scorso 17 agosto, dopo che il 15 sul Monte Bianco ha perso la vita un quarantaseienne trail runner cadendo in un crepaccio. La provocazione di Kilian è forte: una foto in vetta al Monte Bianco nudo, con la mano sulle parti intime. L’immagine è del 2012 e accompagnata dalla frase: «Riassumendo, se si sale dal versante italiano è legale?».

OLTRE LA PROVOCAZIONE, IL KILIAN-PENSIERO – La questione è ben più seria di una foto di Kilian nudo in vetta, anche se, come spesso accade, la bagarre dei mass media si è fermata in superficie. Lo stesso Kilian ha pubblicato il 20 agosto un post su Facebook molto dettagliato sull’argomento sicurezza, nell’intento di creare un dibattito sull’argomento. Si tratta di un lungo elenco di consigli, frutto anche dell’esperienza personale di Kilian, che confessa che, quando prova qualcosa di nuovo, il 50% delle volte torna indietro. Si tratta di un insieme di regole di buon senso che molti sicuramente già applicano, ma che nel sensazionalismo moderno spesso si sperdono. Il primo punto è ‘capire’. Capire che l’alpinismo è un’attività con dei rischi e che si svolge in un ambiente in perenne trasformazione, per questo bisogna conoscere il più possibile l’ambiente della nostra escursione. Il secondo punto ‘approccio con umiltà’. Conoscere le nostre capacità, allenarci prima in ambienti protetto, in palestra o su passaggi più facili. Kilian non esclude la possibilità di errori, che fanno parte del processo di crescita. Il terzo punto è ‘imparare’. Mai smettere di apprendere e di osservare. E soprattutto di avere dei mentori. Jornet suggerisce di andare in montagna con Guide alpine e di dedicare una settimana prima della stagione invernale e una prima di quella estiva alle tecniche di autosoccorso in montagna e alla conoscenza della neve e delle valanghe. Punto 4: ‘programmazione e adattamento’. Preparare bene l’escursione, le vie di fuga e le alternative, tornare indietro se non ci sono le condizioni, cambiare percorso se fa troppo caldo e c’è rischio di caduta pietre o se c’è troppa neve, avvisare sempre dove si va se si è soli. Last but not least: ‘accettare’. Accettare la difficoltà delle montagne e i propri limiti. Bisogna farlo prima di iniziare ogni attività. «E certo, l’alpinismo è anche accettazione del rischio, andare verso lo sconosciuto e per alcune salite, magari una o due nella vita dei migliori alpinisti, porta alla decisione di prendere una strada che potrebbe portare alla morte. Vuoi accettare questa possibilità? Prova solo a pensare sei sei pronto e accetta il rischio delle attività che fai» conclude Kilian.

OLTRE LA PROVOCAZIONE, IL MATERIALE OBBLIGATORIO –
A margine della vicenda, polemiche e discussioni, nelle quali è entrato anche l’episodio del 2013, che vide Kilian ed Emelie Forsberg chiamare i soccorsi durante una salita sullo Sperone Frendo all’Aiguille du Midi perché poco equipaggiati per affrontare un repentino cambio delle condizioni meteo, si è perso di vista il provvedimento del sindaco di Saint Gervais, che è il punto di partenza di tutta la querelle. Che cosa prevede? L’utilizzo di berretto, occhiali da sole, maschera da sci, crema solare, casco, frontale, due paia di guanti, abbigliamento per l’alta montagna (giacca isolante e giacca impermeabile, pantaloni da montagna e sovrapantaloni), scarpe da alpinismo ramponabili e ramponi adeguati, imbrago e kit per l’uscita da crepacci, corda, piccozza, GPS (o bussola +  altimetro). Kilian con la sua provocazione voleva portare proprio la discussione su questo argomento. Sono giuste queste regole? O no? E soprattutto, nel grande santuario del Monte Bianco, è giusto vietare? A Chamonix c’è una lunga tradizione di ‘libertè’ e la decisione del sindaco di Saint Gervais la interrompe. Il pensiero di Kilian è chiaro: «La mia esperienza mi dice che regole e divieti sono una soluzione di breve termine ma mai validi sul lungo termine. Ci vuole educazione (per i giovani e gli adulti) e formazione». Di sicuro Kilian non potrà più salire in versione trail sul Monte Bianco, almeno dal versante francese. E nessuno sprovveduto potrà cercare di emularlo. Se lo faranno, saranno ‘fuorilegge’. Ma rimarrà sempre il dubbio se sia giusto limitare la libertà di alcuni per prevenire l’impreparazione di altri e, naturalmente, rimarranno sempre le due fazioni, quella dei proibizionisti e quella dei fautori della libertà, sempre e comunque. E in mezzo scorre la vita, o la morte.

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