La corsa all’oro del trail running

Una gara in più, immagini tv prodotte da una televisione europea, lotta al doping senza quartiere, forse un title sponsor extra-settore tra le novità delle Golden Series

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Kilian Jornet, terzo nel ranking finale delle GTS con 300 punti dietro a Marc Lauenstein (307) e Stian Angermund Vik (388) ©Jordi Saragossa/Salomon Golden Trail Series

La prima edizione delle Golden Trail Series non è passata inosservata. Premi importanti, controlli anti-doping intensivi e altre formule innovative hanno caratterizzato il circuito voluto da Salomon e da Greg Vollet, la mente dietro alle strategie agonistiche del marchio di Annecy, per permettere agli atleti top di confrontarsi nelle stesse gare, evitando la frammentazione. Il concetto di base che ha portato alla nascita delle Golden Trail Series è che la moltiplicazione di gare e circuiti diminuisce interesse e appeal dello sport. Ecco perché nel calendario, oltre alla finale neozelandese, c’etano cinque gare mitiche come Zegama, Sierre-Zinal, Marathon du Mont Blanc, Ring of Steall e Pikes Peak. Gare che, in alcuni casi, fanno parte anche di altri circuiti. Ora in prospettiva 2019 ci sono diverse novità e, in un’interessante intervista al sito del quotidiano sportivo francese L’Equipe, Vollet ha svelato alcuni retroscena dell’organizzazione. L’idea delle GTS nasce nel 2014 e vede coinvolti i principali marchi produttori di scarpe ma «malgrado diverse riunioni e sotto la pressione di alcune grandi organizzazioni, le altre marche si sono ritirate dalla discussione, hanno avuto paura di non essere abbastanza visibili in un circuito organizzato dalla nostra organizzazione» dice Vollet all’Equipe.

UNA NUOVA GARA – Tra le novità della prossima stagione l’ingresso di una nuova gara (si parla dell’italiana Dolomyths) e la ricerca di un title sponsor extra-settore, in modo che «le altre marche non abbiano paura a inviare i loro migliori atleti». La questione dei premi e quella del doping sono centrali nell’organizzazione del circuito. Mille euro per i primi cinque di ogni gara e 5.000 per i primi dieci della classifica generale, ma anche un viaggio per due persone per andare a correre la finale in Sud Africa sono dati che avvicinano il trail al professionismo e il montepremi è stato ripartito in modo uguale tra uomini e donne.

NON VALGONO LE AUTORIZZAZIONI A FINI TERAPEUTICI – Per quanto riguarda il doping l’idea di Vollet è di controllare sistematicamente i primi dieci del ranking generale un mese prima di ogni corsa e 24 ore prima mentre i primi tre (che diventeranno cinque dalla prossima edizione) della classifica di gara a ogni evento. «In caso di valori anomali impediamo la partenza per motivi di salute perché ne GTS né ITRA hanno potere sanzionatorio, anche se la federazione trasmette le analisi alla WADA che potrà decidere di dare seguito». GTS inoltre, a differenza delle gare ufficiali delle federazioni, non ammette le autorizzazioni d’uso di medicinali a fini terapeutici. «Troppi atleti giocano con le autorizzazioni per doparsi, se un atleta è malato e può beneficiare di un’autorizzazione, pensiamo che sia meglio che rimanga a casa». Infine comunicazione degli eventi sempre in primo piano. Trasmissione live quasi integrale sui canali social già quest’anno anche con l’utilizzo di mountain bike elettriche, ma per l’anno prossimo si pensa a un salto di qualità, trovando un accordo con una catena televisiva europea per la produzione delle immagini. Nell’ambiente si parla della televisione svizzera.

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